Pubblicato il 07 gennaio 2011 by redazione
Secondo il magistrato fu Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni a commettere il delitto il 7 agosto 1990.Busco non era presente in aula perchè influenzato.Il pubblico ministero Ilaria Calò, ha chiesto inoltre l’aggravante della crudeltà per il numero di coltellate inferte (29).
Pubblicato il 08 giugno 2010 by redazione
Raniero Busco, il giovane sotto processo perche’ accusato di aver ucciso l’ex fidanzata Simonetta Cesaroni, trovata accoltellata il 7 agosto 1990 negli uffici romani degli Ostelli della gioventu’, le aveva indicate come persone in grado di confermare il suo alibi. Oggi, le due donne, Anna Rita Pelucchini e Maria Di Giacomo, amiche della madre dell’imputato, hanno confermato che nel momento in cui sarebbe stato compiuto l’omicidio, videro entrambe Busco vicino al suo garage intento a riparare un’auto. Ma una ha collocato l’orario tra le 17 e le 17.30 (un’ora piu’ avanti rispetto a quella indicata in una intercettazione); e l’altra intorno alle 18.18. Questa discrepanza oraria e la comparazione con il testo trascritto di alcune intercettazioni quasi sicuramente portera’ all’iscrizione delle due donne sul registro degli indagati per falsa testimonianza. Ed e’ stato lo stesso pm Ilaria Calo’ a chiedere la trasmissione degli atti al suo ufficio, mentre la Di Giacomo diceva piccata ‘Io sto dicendo la verita’, che e’ una sola, e voi non mi credete? La verita’ e’ santa; io ho la legge in casa perche’ mio figlio e’ avvocato’. Da una parte, quindi, rimane ancora ‘fumosa’ tutta la parte dell’inchiesta che si riferisce all’alibi dell’imputato; dall’altra, oggi in aula per la prima volta e’ comparsa Giuseppa De Luca, la vedova di Pietrino Vanacore, portiere dello stabile di via Poma suicidatosi nel marzo scorso. Ed e’ stata l’occasione per una novita’ processuale: la donna ha confermato in aula che quel 7 agosto 1990, intorno alle 18, vide di spalle un uomo biondo allontanarsi da via Poma; ma in piu’ ha aggiunto che ‘non mi sembro’ un giovane ma un uomo di una certa eta”. Cosa che, per la difesa, escluderebbe Busco dai sospettati. Per il resto, in udienza e’ emerso che Raniero Busco nel 2000 fu denunciato due volte (una da alcuni vicini di casa e l’altra dalla cognata) per liti violente degenerate in colluttazioni. Ma sua madre in aula ha tenuto a precisare: ‘Raniero e’ sempre stato bravo e calmo, non mi ha mai dato un dispiacere. Certo, che se uno ti pesta i piedi…’.
Pubblicato il 09 marzo 2010 by redazione
Si è suicidato Pietrino Vanacore, l’ex portiere dello stabile di via Poma nel quale fu trovato il corpo di Simonetta Cesaroni. Vanacore si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, in provincia di Taranto, dove risiedeva da anni. Pietrino Vanacore, prima di togliersi la vita, ha lasciato nella sua auto, parcheggiata a poca distanza dalla scogliera dove e’ stato trovato il suo corpo, due biglietti scritti con un grosso pennarello, anch’esso trovato sul sedile della vettura. Un terzo biglietto, una sorta di “brutta copia”, sarebbe stata trovata, invece, nel garage della sua abitazione di Monacizzo (Ta), dove da tempo si era trasferito assieme alla moglie. Gli investigatori non hanno ancora potuto interrogare la donna, perche’ colta da malore appena appresa la notizia della tragica scomparsa di Vanacore. A trovare il corpo, sono stati due amici dell’anziano ex portiere di via Poma, che da stamane lo stavano cercando forse dopo aver notato qualcosa di anomalo nel comportamento dell’uomo. Secondo quanto emerso, Pietrino Vanacore, dopo essersi legato una corda, probabilmente al collo, si sarebbe lanciato dall’alto della scogliera, dopo aver fissato la fune all’estremita’. Da una prima ispezione, sul cadavere di Pietro Vanacore, che nel frattempo e’ stato spostato dallo specchio di mare a Torre Ovo sulla costa jonica vicino Torricella, in provincia di Taranto, dove e’ stato ritrovato poco doponmezzogiorno, non sono stati riscontrati segni di violenza.nSul posto e’ intervenuto il medico legale. L’esame autoptico, che potrebbe tenersi domattina, potra’ dare qualche indicazione in piu’. I messaggi ritrovati nell’auto lasciata nei pressi del luogo del ritrovamento del cadavere, danno l’idea della difficolta’ di sopportare il calvario giudiziario di questi anni. Questi elementi fanno propendere gli investigatori per la tesi del suicidio. Vanacore, il portiere dello stabile di via Poma dove fu ritrovata uccisa Simonetta Cesaroni, conviveva con una donna che subito dopo aver appreso la notizia ha avuto un malore ed e’ stata sottoposta a sedativi. Delle indagini si occupano i carabinieri della Compagnia di Manduria e del Comando Provinciale diTaranto. Simonetta Cesaroni fu trovata morta nel complesso di via Poma di cui Pietrino Vanacore era portiere, il 7 agosto 1990. Il 26 maggio del 2009 la Procura di Roma aveva deciso di archiviare l’ultima indagine su Vanacore rispetto al suo presunto coinvolgimento nella vicenda. Gli accertamenti, aperti nel solco dell’inchiesta per la quale la Procura di Roma ha chiesto poi il rinvio a giudizio di Raniero Busco, che all’epoca dei fatti aveva una relazione sentimentale con la Cesaroni, avevano portato nell’ottobre del 2008 ad una perquisizione nell’abitazione di Vanacore, in Puglia, dove l’anziano risiedeva da tempo con la moglie. Il 20 aprile del 2009 il legale di Vanacore aveva dichiarato: «Vanacore ha sofferto per la pressione mediatica sfociata nel mancato rispetto della privacy. Ha cercato di dimenticare, ma il periodico aggiornamento della vicenda ha riaperto la ferita. Lui ha sempre detto che il più bel giorno della sua vita sarà quando il caso sarà risolto».
Pubblicato il 17 febbraio 2010 by redazione
‘Io non sono niente per lui; mi maltratterebbe se potesse’. Simonetta Cesaroni scriveva cosi’ ad un’amica a proposito del suo rapporto con Raniero Busco. Nella lettera, acquisita al fascicolo dibattimentale, Simonetta Cesaroni si rivolge alla sua amica Donatella: ‘Tu sei passata da una persona che ti trattava bene a una che ti tratta benissimo – si legge – Io invece sono scesa sempre piu’ in basso e la cosa peggiore e’ che non riesco ad uscirne. Tante volte mi sono alzata la mattina convinta che l’avrei fatta finita con la storia; ma una volta davanti a lui non ho la forza. So cosa significa stare male, soffrire per la sua indifferenza, ma soprattutto piangere e annullare me
stessa. Allora no, deve finire. Ieri sera per l’ennesima volta, mi ha presa in giro. Voglio odiarlo, odiarlo piu’ di quanto lo amo. Sono nauseata di tutto questo. Ma non solo di lui; anche e soprattutto di me stessa, perche’ non ho la forza e abbastanza rispetto di me per dire basta una volta per tutte’. Al fascicolo dibattimentale, anche un biglietto scritto da Simonetta Cesaroni e datato 18 dicembre 1989, in uno dei momenti di crisi del loro rapporto amoroso. ‘Raniero, ti amo tanto. Spero che un giorno ti accorgerai di aver sbagliato e tornerai da me’.
Pubblicato il 04 febbraio 2010 by redazione
Occhi bassi, volto teso, pullover viola, camicia a righe scure. Raniero Busco alle 9,20, accompagnato dal suo legale, Paolo Loria, e’ entrato nella sezione A dell’aula bunker di Rebibbia come imputato, accusato di omicidio, nel processo per il delitto di via Poma che e’ iniziato oggi a Roma. Un ingresso in un aula gremita di giornalisti e anche di studenti di giurisprudenza de La Sapienza, in attesa che si celebrasse l’avvio di un processo che potrebbe chiarire definitivamente quanto avvenuto il 7 agosto del 1990 in un condominio signorile nel quartiere Prati, quando una ragazza romana, Simonetta Cesaroni, venne uccisa a coltellate. Busco ha preso posto nella prima fila dei banchi. Con le mani in tasca ha seguito, senza parlare, le operazioni che precedono l’avvio dell’udienza. ‘Sono tranquillo? Beh, direi che questa e’ una parola grossa’, risponde, senza troppa
voglia, alle domande dei tanti cronisti presenti. La sua espressione, con il volto tirato per una giornata attesa da mesi, non nasconde la tensione. Al suo fianco, una presenza costante: la moglie: Roberta Milletari’. Golf grigio, capelli biondi mossi e un filo di trucco, Roberta non perde di vista un attimo il marito. Gli si siede poco lontano, per l’intera udienza non allontana il suo sguardo da Raniero. ‘La nostra e’ una storia incominciata nel 1991 – racconta stringendo la mano al marito – Ci siamo sposati nel 1998 e abbiamo due gemelli che ora hanno 8 anni e ai quali abbiamo dovuto accennare a questa vicenda. Ci hanno anche chiesto come mai Simonetta fosse sola in quell’ufficio quel lontano giorno di agosto. Oggi, ovviamente, non gli abbiamo detto che venivamo qui per il processo. Sono arrabbiatissima ma molto combattiva’. Raniero la guarda e
ammette ‘e’ importante avere donne cosi” al proprio fianco. Le telecamere e le macchine fotografiche li seguono ovunque, in cerca di una espressione che possa rivelare lo stato d’animo di chi ‘si accinge a questo processo – come spiega l’avvocato difensore – con la serenita’ dell’innocente’. ‘Gli ultimi tre anni sono stati massacranti – assicura la moglie di Busco – spero che oggi pero’ possa essere l’inizio della fine di questo incubo’. La donna conferma che seguira’ tutte le tappe del processo. ‘Saro’ qui sempre, non ci dobbiamo nascondere da nulla. E’ la certezza dell’innocenza di mio marito che ci fa andare avanti, la verita’ alla fine verra’ fuori’.